Molto prima che l'argilla venisse cotta per diventare vasi o messa tra i denti, viveva nelle nostre fantasie. Le civiltà di tutto il mondo hanno trattato l'argilla come qualcosa di più della semplice terra bagnata: è stata la carne degli dei, la pelle della terra, la materia prima della creazione stessa, e queste storie sono tra i dialoghi più antichi dell'umanità con il suolo sotto i nostri piedi.
L'idea dei primi esseri umani plasmati dall'argilla riappare continuamente. Nel mito sumero, la dea Ninhursag modella gli esseri umani sulle rive del fiume e vi infonde la vita. Sia la Bibbia che il Corano descrivono Adamo formato dalla terra e dotato di spirito. Nella leggenda cinese, la dea Nüwa modella uomini e donne dall'argilla morbida lungo il Fiume Giallo, alcuni con cura, altri in fretta, a seconda del suo umore. In tutte le culture emerge continuamente lo stesso tema: siamo terra animata.
Il ruolo dell'argilla non è stato solo quello di rappresentare gli inizi. Molte tradizioni la considerano un legame sacro tra gli uomini e il divino: tubi di argilla che portano le preghiere verso il cielo tra alcune nazioni native americane, pitture corporee cerimoniali usate in varie parti dell'Africa per protezione, antichi greci che lasciavano offerte in vasi di argilla, convinti che un dono offerto nel contenitore stesso della terra raggiungesse gli dei più direttamente.
L'argilla ha anche fatto da guardiana. Nel folklore ebraico, il Golem, una figura fatta di argilla e animata, protegge una comunità nei momenti di pericolo. Nell'antico Giappone, le statuine haniwa vegliavano attorno ai tumuli funerari. In alcune parti dell'Africa occidentale, venivano modellate effigi di argilla per ospitare spiriti benevoli o contenere quelli dannosi. In ogni caso, la loro forma non era decorativa, ma aveva un compito da svolgere.
Anche le tradizioni curative fanno ampio uso dell'argilla: paste ayurvediche per estrarre le impurità, ocra usata nelle cerimonie degli aborigeni australiani per unire la guarigione al rinnovamento spirituale, argilla consumata o applicata nei rituali sciamanici sudamericani per preparare il corpo a un lavoro più profondo.
C'è anche qualcosa nell'argilla che la rende memoria. Conserva impronte digitali, segni di strumenti, antiche impronte di piedi, è praticamente un diario scritto nel fango, e in alcune tradizioni orali africane si dice che la terra ricordi tutto ciò che ha toccato. Modellare l'argilla, in questa prospettiva, significa toccare quella memoria e aggiungere il proprio momento a una lunghissima serie di altri.
Anche oggi, la maggior parte di noi vive lontana dai campi e dai fiumi dove queste storie sono nate, ma quell'attrazione non è affatto scomparsa. Parla delle nostre origini e della nostra fragilità, di come qualcosa di ordinario come il suolo possa racchiudere così tanto significato. La prossima volta che prenderai in mano un pezzo di argilla, in una galleria, in un giardino o tra le tue mani, starai tenendo il primo capitolo di una storia antichissima.
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Thats a lovely blog post. Clay as memory – poetic. Thank You for the effort you put in. We are learning a lot about ourselves